25 aprile 1945

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il giorno prima, verso le ore 20, avevano udito delle voci che preannunci avano la fine della guerra, e voci irate di donna che chiedevano la verità; dopo l’8 settembre del 1943 nessuno più credeva a una anonima voce che proclamava la fine della guerra. le finestre erano aperte al tepore della sera e le voci che salivano dalla stra e dai cortili erano sempre più insistenti; i pochi che possedevano una radio la tenevano ad alto volume in modo che tutti potessero ascoltare se c’erano novità ma la radio era muta sugli ultimi avvenimenti e trasmetteva solo musica. si era creata un atmosfera irreale, andammo a letto senza aspettarci nessuna novità ma con il cuore pieno di speranza. Comunque anche quella sera chiudemmo le nostre finestre e le rendemmo ermetici alla luce per paura che arrivasse “Pippo” così avevamo soprannominato l’areo ricognitore che sorvolava la città e sparava raffiche di mitraglia nelle finestre dove trapelava della luce. Ancora oggi mi chiedo se quel pilota fosse della Luftwaffe o della RAF o forse era un pilota americano od un italiano? Non ci fu mai dato modo di saperlo.

la mattina del 25 aprile è rimasta nella mia mente in modo indelebile; erano le 8 del mattino e assieme a mio fratello Angelo, più grande di me di cinque anni, e di un nostro amico, vicino di casa, ci avviammo a uscire dal casamento popolare dove abitavamo. Era una giornata uggiosa e fredda che nulla aveva a che vedere con la tiepida giornata che la preceduta. Man mano ci si avvicinava alla strada sentivamo dei rumori che via via si facevano più distinti. arrivati fuori dal cancello che delimitava il nostro gruppo di case uno spettacolo inusitato ci si presentò alla nostra vista; un gruppo di individui in borghese e armati accompagnavano una lunga fila di gente in divisa e disarmata erano soldati tedeschi che erano stati bloccati alle porte di Milano e venivano internati all’aeroporto della Caproni, oggi aeroporto Forlanini, dove era stato allestito in fretta un campo d’ammassamento.

Tra un gruppo e l’altro di prigionieri passavano staffette in moto sidecar che, presumo, portavano ordini e indicazioni dove portare i prigionieri; questo corteo di persone si protrasse per tutta la giornata e finalmente si capì che la guerra quella con la “G” maiuscola era finita ma non era finita la la rabbia e la sete di vendetta di chi per cinque e sanguinosi anni aveva subito le angherie del potere. Ma questa è un’altra storia.

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2 Responses to “25 aprile 1945”

  1. Salve Fontana! Grazie della bella storia. Spero che ne seguano altre, le testimonianze come la sua sono preziose!
    Francesca M.

  2. Bella storia, Fontana, raccontata in un modo spettacolare.
    Begoña A. (barenas)

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