Ricordi di Guerra

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Storia raccontata da E. Severini, 71 anni, Casalecchio Bologna. Quando c’erano i bombardamenti si parlava di andare via dal centro verso la campagna, e noi eravamo sfollati presso una famiglia di agricoltori, i Falchieri. Ero ragazzino, avevo un giubbottino a cerniera e venne il primo bombardamento proprio sul ponte, che dovrebbe essere quello a cui si riferisce la lapide su via Mazzini. Io, dietro un muretto, con questo giubbottino aperto, vidi passare gli aerei. Ci fu uno spostamento d’aria, che il giubbottino si gonfiò: una cosa che ti rimane impressa. C’era sulla chiesa dell’eremo una batteria di cannoncini e mitragliatrici tedesche che venivano a mitragliare qui sul ponte degli apparecchi inglesi con due code. Uno di questi venne colpito. Il pilota riuscì a indirizzare l’aereo verso il fiume, prima di gettarsi col paracadute. Noi e altre famiglie eravamo su all’ultimo piano a guardare questa battaglia; vedevamo l’aereo che veniva giù. Siam rimasti tutti fermi, l’aereo è venuto giù in mezzo alle case. Finita la battaglia, arrivarono anche i tedeschi e fecero prigioniero il pilota, ma anche lui fu fortunato perché aprì il paracadute verso la fine. Gli anziani fecero degli anelli a noi ragazzini col vetro dell’aereo. Preparavano il mangiare per tutti i soldati che da qui erano spostati verso Vergato, dove c’era la famosissima Linea Gotica, e dove si trattennero per 10 o 11 mesi. Gli americani non venivano di qua, i tedeschi stavano fermi e gli andava bene che rimanessero lì, però da queste cucine da campo partivano tutti i giorni camion che portavano il mangiare ai soldati. Queste cucine non erano però gestite dalle SS, ma erano la Wehrmacht, i soldati normali. Trattavano bene noi bimbi e ogni tanto ci allungavano le patate, i tedeschi son famosi, quando invece arrivavano le SS c’era da stare attenti.

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