Aspettando la Liberazione (parte II)

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I giorni terribili dei bombardamenti

Storia raccontata da Giovanna Berni, 86 anni, Pistoia.

Tutto è degenerato l’8 settembre 1943, dopo il proclama Badoglio, da allora è iniziato il periodo più difficile della guerra perché sono iniziati i bombardamenti prima per mano degli inglesi e poi dei tedeschi e degli americani. Di quei giorni mi sono rimasti in mente ricordi tragici…Il primo turno era quello dei “lattaioli”, bombe che chiamavamo così perché venivano lanciate sempre al mattino presto, sembrava arrivassero con la stessa puntualità di un lattaio. Poi un altro grosso bombardamento c’era di solito verso le 13 e infine la notte poteva arrivare il temutissimo “pippo”, un aereo da bombardamento che faceva incursioni notturne e solitarie: volava talmente veloce e vicino che era impossibile scappare e salvarsi, se colpiti. Mi ritornano spesso in mente le immagini di Pistoia illuminata dai bengala…E poi tante vittime, tanti innocenti morti a causa dei bombardamenti. Il fatto è che nessuno si aspettava che una piccola città come Pistoia potesse essere bombardata, perciò nessuno era stato messo in guardia, i bombardamenti colsero tutti di  sorpresa e per questo fu una vera e propria strage.Una notte di quelle arrivarono a casa nostra Franca, una mia cara amica che allora aveva solo 15 anni, più sua sorella e suo cognato con il loro bambino piccolo. Loro erano sposati solo da un anno e una bomba aveva distrutto la loro casa, invece a Franca aveva fatto saltare una gamba, così la mattina dopo portarono la portarono in città con una barella e lì gli fu applicata una protesi dagli americani che avevano allestito un ospedale nella piazza. Un’altra volta una bomba colpì i nostri vicini in campagna: di padre, madre, nonna e figlia di 20 anni, si salvò solo la mamma. Che tragedia! I bombardamenti avevano lo scopo di far saltare la linea ferroviaria che passava per Pistoia, l’unica ancora funzionante per gli spostamenti da Bologna a Roma, dopo il bombardamento di quella di Prato. I bombardamenti non c’erano ogni giorno, ma gli allarmi erano continui e si viveva nel terrore, anche se poi a volte ricordo che arrivavano aerei all’improvviso senza nessun alcun avvertimento. Ci fu un momento in cui la situazione era diventata talmente insostenibile che di giorno ci andavamo a rifugiare nel bosco per fuggire alle raffiche mortali. Alla fine era anche bello, pur nell’angoscia di quei giorni stavamo insieme, eravamo una quindicina tra mamme e ragazze. Andavamo sotto un quercia gigante, che chiamavamo “quercione” tanto era grande, e stavamo li aspettando la notte, poi un giorno i tedeschi distrussero anche quell’albero, chissà perché. Ricordo un giorno in cui gli allarmi erano continui, che presi mio fratello con me in bici e mi diressi più veloce che potevo verso il bosco. Però da casa mia al bosco ci volevano almeno 45 minuti e ricordo che in quei minuti gli aerei non smettevano di passare, uno dopo l’altro. Ero spaventatissima e quando finalmente fui al riparo mi gettai a terra accovacciandomi su mio fratello. Rimasi alcuni istanti immobile e quando mi sollevai mi accorsi che mi fratello si era addormentato…Da allora non ho più dimenticato quella immagine.

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