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La cattura di mio papà
Storia raccontata da Giovanna Berni, 86 anni, Pistoia.
Sempre dopo l’8 settembre poi i tedeschi iniziarono il rastrellamento dei nostri uomini. Li tenevano in ostaggio e li costringevano a distruggere case e abitazioni in modo che tutto fosse annientato all’arrivo degli americani. E ovviamente chi si rifiutava rischiava di essere fucilato. Che balordi! Una mattina imprigionarono mio padre mentre andava con mio fratello a cercare del latte verso il bosco, visto che non avevamo più le bestie dopo che i tedeschi ce le avevano requisite. Qualcuno venne a riportarci il bambino a casa e ci disse che avevano preso mio padre. Allora fu una disperazione perché mio padre era malato di epilessia e le sue condizioni di salute erano precarie. Ora, in quei giorni avevamo vicino casa un accampamento di soldati tedeschi. Tornavano dall’Africa. Erano in riposo perciò non erano pericolosi e poi dovevano essere militari di un certo livello, gente colta, perché erano molto educati e poi odiavano Hitler. Fatto sta che avevamo fatto amicizia con il cuoco dell’accampamento, era così carino che io e le mie cugine lo soprannominammo Coccolino. Beh…comunque quando vennero a dirci che avevano catturato mio padre, io corsi subito verso un avamposto tedesco nei pressi di una chiesetta dove sapevamo che tenevano alcuni prigionieri, venne con me anche “Coccolino”, volevamo chiedere di liberarlo; ma quando arrivammo non c’era più nessuno. Alle 13 dello stesso giorno iniziò un grosso bombardamento proprio in città dove avevamo saputo che si erano insediati i tedeschi con i prigionieri. Di mio padre ancora nessuna notizia per cui quando sentimmo tutto quel fragore di bombe, iniziai a piangere disperatamente, “Coccolino” cercava di tranquillizzarmi, ma ero inconsolabile.La mattina dopo, saputo che mio padre era sano e salvo e che era in città, andammo di nuovo in spedizione verso i tedeschi per cercare di liberarlo. Quella volta venne con noi un altro soldato tedesco, il “Sergentemente”, questo era il suo soprannome. Lui era il medico dell’accampamento, di lui ricordo che aveva sempre un turbante, che era alto e bellissimo. Grazie a lui comunque mio padre fu liberato e gli fu rilasciato anche un certificato che attestava la sua malattia in caso di altre rappresaglie. In effetti capitò che, tempo dopo, un altro tedesco cercò di catturare mio padre, lui provò a mostrargli il certificato, ma questo ragazzo niente, non voleva saperne, così fu di nuovo catturato. Solo una volta in caserma, visto il certificato, lo lasciarono libero. Ricordo che tornato a casa ci raccontò quello che gli era capitato, si disperava perché quel soldato lo aveva preso a calci, non riusciva a darsi pace, continuava a dire che era così giovane e che sarebbe potuto essere suo figlio. Allora ricordo che “Coccolino” gli andò incontro e piangendo lo abbracciò.
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June 17th, 2009 Francesca M. , Tags: bombardamenti, guerra, Liberazione, Pistoia
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