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Storia raccontata da Cecilia, 67 anni, Bologna Sono stata insegnante di inglese negli anni più duri della contestazione. Era infatti il 1971 quand’ero all’ITIS di Bologna, in via Saragozza, i ragazzi erano sempre molto focosi e mi ricordo che una mattina volevano ostinatamente partecipare a una manifestazione in piazza con le altre scuole della città. Avevano provato a chiedere il permesso al preside; ma lui era irremovibile, non voleva farli uscire e quando tutte le classi erano ormai fuori dal corridoio lui si fermò in cima allo scalone, al secondo piano, dicendo che sarebbero dovuti passare sul suo corpo per uscire dalla scuola. I ragazzi lo presero in parola e lo scaraventarono giù. Alcuni di loro si scoprì poi che erano anche armati di spranghe e pietre di fiume e altri, dal secondo piano lanciarono i banchi fuori dalle finestre sopra ai poliziotti in cordone fuori dall’edificio.
Alla fine ricordo che per questi fatti alcuni ragazzi furono processati e accusati. Una volta chiesi a uno di loro: “Ma voi non avete voglia di impegnarvi? Tu non hai dei progetti, delle ambizioni per il vostro futuro?” E ricordo questo ragazzo che mi rispose: “No, a me non importa niente, anzi se c’è una qualità che proprio detesto è l’ambizione”. Questa frase mi è rimasta impressa perché impersonava lo spirito del tempo, quando c’era la convinzione diffusa che tutti dovessero essere uguali, che i bidelli dovessero essere uguali ai professori, che tra gli studenti non dovessero esserci classifiche di merito. Questa esasperazione di situazioni e richieste portò a un periodo di forte tensione anche tra noi professori, i collegi erano infiniti, duravano anche fino a notte fonda, tutto e tutti erano politicizzati, perciò non era raro che si intavolassero lunghissime discussioni su studenti di cui magari i professori non condividevano le idee politiche. Gli studenti dal canto loro chiedevano di avere più voce in capitolo, criticavano un sistema dove i professori erano degli intoccabili e soprattutto dove i programmi erano vecchi degli anni ’30 dalla riforma Gentile, volevano un livellamento degli status e poi autogestirsi, disconoscevano l’autorità.Il decennio ’68 – ’78 rappresentò veramente un brutto periodo, terribile per insegnanti e ragazzi: ognuno aveva le proprie ragioni e non si riusciva ad arrivare a un compromesso.
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August 25th, 2009 Francesca M. , Tags: anni '70, Bologna, contestazione
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