Sindacalismo: perché sono diventato sindacalista

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Questa è la traduzione della storia belga Syndicalisme : ce qui m’a poussé à m’engager comme syndicaliste 

di  Jean-Paul

Quando lavoravo alla Philips, non lavoravo alla gestione delle risorse umane, ma alla gestione del “parco umano”. In quanto assistente sociale, ho cominciato presto a farmi delle domande. Ho lavorato anche al servizio personale di una fabbrica militare che produceva radar aerei per la NATO.Il mio compito era annotare i nomi dei lavoratori che andavano in Yugoslavia e quando ricevevo le cartoline sapevo che in settembre sarebbero stati licenziati.  Mettevo da parte quelli che erano partiti per la Yugoslavia e un signore che lavorava per il governo (uno dei servizi segreti – “difesa e sicurezza”) veniva ad ispezionare le cartoline. Nessuno ne era al corrente nella fabbrica, c’erano solo 8 persone della gestione personale su 15000 lavoratori che sapevano che quest’uomo era dei servizi segreti del governo.Il fondo per le malattie professionali doveva indennizzare le persone che erano affette da una malattia professionale, quale ad esempio il saturnismo (avvelenamento da piombo). Tutte le ragazze che lavoravano alla catena erano sottoposte ad esami del sangue ogni 6 settimane. Tra i risultati degli esami del sangue che erano positivi, io dovevo sceglierne 3 o 4 su 20, i casi dichiarati (perché era impossibile altrimenti in una fabbrica di piombo) mentre gli altri 17 venivano licenziati senza tanto clamore, senza dir loro nulla che erano malate. 

Tutto ciò mi ha fatto riflettere e passare dalla parte del sindacalismo, che era lotta non tanto contro il capitalismo, per eliminarlo, quanto per distribuire le ricchezze e i beni. Ci si batteva per avere più giustizia sociale. Naturalmente quando passavamo all’azione, avevamo il sostegno del personale. In questo modo eravamo molto più forti. Erano atti illegali, ma avevano il consenso generale. Mai un padrone avrebbe fatto querela, mai la polizia avrebbe arrestato uno scioperante.  Era diverso, avevamo uno stile, un modo di fare.  Ad esempio di avvertire la polizia perché fosse presente. I padroni avevano forse meno preoccupazioni e si rendevano conto di essere ingiusti. A tal punto che la Siemens Europa si interesso all’idea di scala salariale che avevamo introdotto.Allora per 4 anni a Bruxelles, un venerdì su due, si lavorava alla definizione completa di scala salariale, di quotazioni, livelli di merito, delle quote personali del  padrone, per l’intera Siemens Europa. I padroni erano molto interessati anche a questo. Ho lavorato al sindacato della CNE. Il padrone per Natale distribuiva dei regali e i lavoratori erano pregati di gridare “Grazie Babbo Natale!” nel caminetto. Quando si andava a discutere con i padroni, ti dicevano: «si i miei impiegati li pago poco, ma se sono malati io gli pago l’ospedale, se hanno dei problemi con le spese a fine mese, se una famiglia fa fatica a pagare la scuola ai bambini, io pago… »Il nostro ruolo era far capire al padrone che così non andava, che i lavoratori avevano diritto al rispetto e quindi all’autonomia, anche finanziaria. Bisognava demolire non il padrone, ma l’idea di padrone, farla cambiare. Solo se la negoziazione con il padrone non funzionava si passava all’azione.Prima di iniziare uno sciopero, bisognava sempre cercare un accordo tra il sindacato e il padrone, con l’aiuto dei conciliatori sociali (che lavoravano alle dipendenze del ministero del lavoro). Gli scioperi spontanei erano molto rari. C’erano prima le negoziazioni, che duravano anche notti intere, e solo nel caso i tentativi di conciliazione fallissero, si dichiarava sciopero.  

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