17 Giugno 1953

Questa è la traduzione della storia tedesca scritta da Dieter Wilhelm

L’ampia Frankfurter Allee a Berlino conduce verso est, partendo dall’Alexanderplaz.

Essa fu ribattezzata Stalinallee dal governo della Repubblica Democratica Tedesca (che allora si chiamava ancora zona est) e trasformata in un ‘boulevard’ dall’improbabile stile russo.

I lavoratori erano pagati in base ai cosiddetti “livelli” o “quote di produzione” che dovevano essere raggiunti. Chiunque lavorava al di sopra delle quote era ben pagato. Read the rest of this entry »

December 1st, 2009 alessandra, Tags: , , , ,

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Ricordi del mercato nero dopo la fine della seconda guerra mondiale

Questa è la traduzione della storia tedesca scritta da Horst Hommel

Mio padre fuggì dalla prigionia a Buxtehude vicino Amburgo e tornò da noi a Wilhelmshaven dopo un mirabolante viaggio in bicicletta. Si riprese velocemente.

Prima di allora il problema più grande per noi era soprattutto avere abbastanza da mangiare. I buoni per la razione non aiutavano granché, poiché la maggior parte dei prodotti non era disponibile o scarseggiava.

Per sopravvivere dovemmo partecipare al mercato nero, che era vietato e punito! Read the rest of this entry »

December 1st, 2009 alessandra, Tags: , , ,

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13 Agosto 1961. Il giorno in cui fu costruito il muro di Berlino

Questa è la traduzione della storia tedesca scritta da Rotraud Oelke

Era una bellissima domenica, durante il periodo delle vacanze. Per aumentare la mia paghetta avevo accettato un lavoro come aiutante in un campo estivo per bambini. Erano le vacanze estive tra la classe 11 e 12 (scuole superiori) ed io avevo 17 anni.

Eravamo appena tornati alle nostre tende dopo aver fatto colazione insieme, quando improvvisamente la radio del campo diede un annuncio. Di solito veniva usata per trasmettere informazioni generali. In quel momento pensammo: Che c’è ora? Finché non realizzammo che stavano leggendo un annuncio ufficiale del governo della Repubblica Democratica Tedesca. Read the rest of this entry »

December 1st, 2009 alessandra, Tags: , , , ,

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“1989: l’apertura della frontiera”

Questa è la traduzione della storia tedesca scritta da Peter Baudenbacher

 

Da novembre 1989 a Gennaio 1990

Il sogno diventa realtà

Il confine ai tempi della Repubblica Democratica Tedesca.

Impermeabile per oltre 40 anni, inumano e, come sembrava, immutabile nel tempo. Gli abitanti del borgo Rhön Grabfeld erano venuti a patti con esso. Nessuno avrebbe mai immaginato che la Repubblica Democratica Tedesca mutasse o che il confine si aprisse.

Quanto stavano sbagliando!

Improvvisamente, durante la notte, il varco della GDR si aprì ed ogni cosa cambiò.

La gente che un tempo viveva vicino a noi all’est, a un tratto arrivò, inarrestabile, a fiumi. Read the rest of this entry »

December 1st, 2009 alessandra, Tags: , , , ,

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La decorazione delle vetrate fatte dai prigionieri di guerra tedeschi nelle chiese inglesi.

Questa è la traduzione della storia tedesca scritta da Ernst Kramer e pubblicata da Horst Hommel nel marzo 2009

Dopo l’invasione degli Alleati in Normandia nel 1944 fui preso dagli inglesi e portato in un campo prigionieri in Inghilterra. Dopo un po’di tempo i prigionieri di guerra vennero destinati a diverse attività lavorative. Così alla fine del 1947 mi ritrovai a lavorare in un grande stabilimento, all’interno di un laboratorio di pittori in qualità di pittore per i più svariati articoli di uso quotidiano.

Un giorno un funzionario incaricato del nostro campo venne a visitarmi sul posto di lavoro e mi chiese se avevo dipinto i murales (un bouquet di rose in un cesto di vimini) per il nostro supervisore volontariamente. Gli spiegai che lo avevo fatto volentieri perché andavamo molto d’accordo e il mio responsabile mi invitava spesso a casa sua. Avevo trascorso molte serate con lui e la sua famiglia. Read the rest of this entry »

December 1st, 2009 alessandra, Tags: , , , ,

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Da Miguel Herrera

Questa è la traduzione della storia spagnola scritta da Miguel Herrera

Penso che sia molto interessante poter lavorare in questo social network Europeo.

Penso che sia utile per condividere e commentare i ricordi del passato e del presente.

Oggi sono stato al nuovo campo da calcio del Real Español dove ho assistito alla presentazione di un nuovo giocatore giapponese.

E’ stato un evento sociale e sportivo al quale hanno partecipato più di 25.000 persone con entusiasmo, applausi e grida.

Il calcio in Spagna è uno sport di massa che muove tanti soldi.

November 9th, 2009 Francesca M., Tags: , ,

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Ricordi e futuro di una pensionata

Questa è la traduzione della storia spagnola Recuerdos y futuro de una pensionista di Ana

Ciao a tutti, mi chiamo Ana e ho 68 anni ormai.  La mia salute non è più quella di una volta. Voglio raccontarvi un po’ la mia storia. Sono nata in una piccola fattoria, a 12 Km da Granada, subito dopo la guerra civile, nel 1941. Mi ricordo che non avevo né acqua né elettricità in casa: dovevamo andare al fiume più volte al giorno (eravamo fortunati di stare vicino al fiume) per cucinare e lavare. La vita era difficile, ma ci potevamo considerare fortunati: non pativamo la fame. Avevamo molti animali (polli, mucche, maiali, ecc.) che ci nutrivano per tutto l’anno. Questo, insieme al fatto che avevamo un piccolo orto e un granaio vicino a casa…si! ci rendeva molto fortunati in quegli anni. Ho visto delle famiglie fare la fame. Chiedere cibo in cambio di un giorno di lavoro. Abbiamo cercato di aiutarli quanto abbiamo potuto. Erano tempi duri. Read the rest of this entry »

November 9th, 2009 Francesca M., Tags: , , , ,

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Mi ricordo

Questa è la traduzione della storia spagnola Tengo un recuerdo di Josep Carbassa

Mi ricordo bene di quando ero bambino e vivevo in una strada chiamata “del sol” perché non c’erano altre strade vicino e noi ricevevamo tutto il sole, i dintorni erano campagna, potevi persino vedere la spiaggia e gli aeroplani decollare. Di notte potevi vedere i pescatori con le loro luci… ora non c’è più niente di tutto ciò, è tutto coperto di cemento e rumore. Mi ricordo che vicino a noi c’era un campo da calcio e di domenica dopo la partita potevi sentire i commenti della gente, su come era andata la partita. Un’altra cosa che potevi vedere era un ragazzo molto alto, elegante e snob, che se ne tornava a casa tutto serio vestito da portiere. Casa sua non era lontano, non so se veniva da Rambla Clave o dalla piccola stradina conosciuta come Carrer de la Clinica. In quella strada aveva infatti la sua clinica il dottor Vallvé.Un giorno, fui invitato al Seniorlab a fare un corso di computer per anziani e accettai. Poco a poco ho cominciato a conoscere le altre persone e il gruppo a cominciato a piacermi, tutti molto gentili, molto disponibili a darti una mano ed aiutarti. Alla fine al tavolo in cui ero seduto io, hanno fatto sedere quell’uomo, che si chiama Josep María Vallvé, sempre molto alto, di sicuro meno snob, e molto molto gentile.

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , ,

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Fischietto

 Questa è la traduzione della storia slovena Whistle

Quando eravamo giovani, alla fine degli anni ‘40, non c’erano tanti giocattoli (non c’erano i Lego, le Barbie, le Playstation…). Molte volte dovevamo fabbricarci i giocattoli da soli. In primavera, di solito, facevamo dei fischietti con la corteccia di salice. Devi avere un coltello e trovare il ramo giusto di salice, tagliarlo e tirare via la corteccia. Ci vuole un po’ di tempo, ma il risultato è un vero fischietto. Nel video potete vedere tecnicamente come si procede per fare un fischietto. Forse il fischietto non era molto sofisticato, come i giocattoli di oggi, ma era fatto a mano, e ci rendeva felici.

http://www.youtube.com/watch?v=cFZxz3ENNIc

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , ,

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“Pijaca” il mercato delle pulci

 “Pijaca” il mercato delle pulciQuesta è la traduzione della storia slovena Pijaca – mjesto koje nam uvijek treba 

La guerra mette le persone in situazioni in cui non si sono mai trovate prima. Una delle cose contro le quali dovevamo lottare, durante la guerra in Bosnia, era la mancanza di cibo. Il cibo divenne molto costoso, specialmente nelle città. La maggior parte della gente spendeva velocemente il proprio stipendio mensile e dopo doveva mettersi a vendere i propri beni per comprare del cibo. Davamo le cose da vendere a dei negozi in città, ma pochi erano ancora aperti. Il resto lo si portava al “pijaca”. “Pijaca” è il mercato delle pulci, dove si può comprare e vendere di tutto.Quando portavamo le nostre cosa al “pijaca” diventavamo tutti in un certo senso dei venditori. Per gli abitanti di Tuzla, il più famoso “pijaca” era qualche chilometro da Tuzla, in una cittadina chiamata Srebrenik.  Andavamo a Srebrenik alle 5 del mattino, con tutte le nostre borse e scatole, cercando di prendere il posto migliore nel campo da calcio trasformato in mercato. Preparavamo uno stand sull’erba, con un rivestimento, una tavola e dei ripiani. Poi mettevamo in mostra i nostri beni e aspettavamo che apparisse il primo cliente. Così iniziava il gioco “pijaca”. Gli acquirenti esaminavano le merci, i venditori cercavano di vendere al prezzo più alto possibile.  Vendevamo letteralmente di tutto: vestiti, scarpe, oggetti per la casa, lenzuola, fotografie, libri, ricordi, cristalleria, utensili da cucina, giochi, mobile, tappeti…E tutto veniva effettivamente comprato. E così succedeva che qualcuno vendeva oggetti comprati chissà quando e magari mai usati perché ritenuti inutili, mentre altre persone li compravano probabilmente perché pensavano fossero necessari.  Read the rest of this entry »

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , ,

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Non posso perdonarli

 Questa è la traduzione della storia slovena Ne morem jim odpustiti

Subito dopo la guerra in Bosnia ho incontrato molti colleghi che venivano in Slovenia per viaggi di lavoro. Uno di essi era stato uno dei miei migliori studenti, tanti anni prima, quando insegnavo all’Università di Tuzla. Stavamo parlando della sua esperienza di guerra. Era stato ufficiale in un’unità dell’esercito bosniaco che combatteva dalle parti di Gradačac, vicino al corridoio che collega Belgrado e Banja Luka, ora al centro della Repubblica Srpska. I combattimenti a Gradačac erano molto pesanti, l’esercito bosniaco si difendeva con forza dalle truppe serbe. Parlando di quei momenti, il mio amico mi disse: “Posso perdonargli tutto, ma non il fatto che ci attaccassero con gli aerei mentre noi non avevano nulla per difenderci”. Era una sorta di rabbia perché la battaglia era stata sleale. Lo stavo ascoltando e lui disse: “Sai, francesi e tedeschi hanno combattuto gli uni contro gli altri molte volte, ma ora non ci sono più guerre tra loro e non ci saranno più nemmeno in Bosnia.” Lui mi guardò, stette in silenzio per un po’ e io aggiunsi “Forse hai ragione” . Spero che entrambi abbiamo ragione.

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , ,

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