Il ragno

Questa è la traduzione della storia slovena Pajek  

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, mio fratello fu arrestato perché fiancheggiava il movimento partigiano. Passò 6 mesi nella prigione di Celje. Fu torturato, ma la parte più difficile fu il totale isolamento in cui fu confinato per 4 mesi. Essere isolato da tutti costituiva una tremenda pressione psicologica. L’unico essere vivente che era con lui nella stanza era un ragno che lo aiutò a sopravvivere. Quando uscì, era sempre grato ai ragni e non voleva che venisse fatto loro alcun male. E poiché quel ragno aiutò nostro padre, la nostra famiglia cominciò a rispettare questi insetti e a lasciarli vivere in pace.

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , ,

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Immigrazione in Catalogna negli anni ‘50-‘60…

Questa è la traduzione della storia spagnola  Inmigración en Cataluña en los años 50-60   

Ciao mi chiamo Teresa. Voglio condividere con voi un ricordo di quando ero bambina, ora che ci sono tanti problemi con le persone che arrivano illegalmente da altri paesi, senza documenti. Negli anni ‘50 / ‘60 in Catalogna c’erano molte opportunità di lavoro, poiché Barcellona era una città industriale, al contrario di molte regioni in Spagna dove non c’era per niente lavoro. Quando una coppia faceva dei figli, doveva lasciare la propria città natale per lavorare altrove e sfamare così la propria famiglia e avere più opportunità nella vita. Per poter stare a Barcellona, si doveva avere una casa dove vivere oppure un lavoro: altrimenti non si poteva stare né portare la famiglia. Alla stazione dei treni, la Guardia Civile (polizia) chiedeva ai passeggeri che arrivavano a Barcellona di mostrare i documenti e provare che avevano una casa o un lavoro, e se non ce l’avevano li portavano in un tendone a Montjiuch per una settimana, e se nessuno della loro famiglia portava loro i documenti richiesti, dovevano tornare indietro da dove venivano. E’ un ricordo triste, la prossima volta ve ne racconto uno felice. 

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , ,

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Estate al fiume

Questa è la traduzione della storia spagnola Los Veranos en el rio

Ciao a tutti, vi racconterò un ricordo che mi è recentemente tornato alla mente. Ho 64 anni e mi ricordo molto bene (non so perché lo ricordo così bene) di quando ero bambina e di come mi divertivo con il molto poco che avevamo allora. Mi ricordo come era caldo durante l’estate, e come ci rinfrescavamo al fiume vicino a casa nostra, nella campagna di Colomera (Granada, Spagna). L’estate era molto calda e raggiungeva anche i 40 gradi. Mi ricordo i miei 3 nipotini che giocavano nell’abbeveratoio degli animali e mi ricordo anche che mettevamo un grande recipiente pieno di acqua a scaldarsi al sole per tutto il giorno. Adesso tutti vanno in piscina o alla spiaggia ma dubito che i bambini si divertano tanto quanto si divertivano i miei nipoti quando finalmente avevano il permesso di fare il bagno nel recipiente scaldato dal sole!  Adesso ho un appartamento sulla spiaggia molto carino…ma mi ricordo con nostalgia il piacere di mettere i piedi nel fiume fresco o di spalmarmi la NIVEA (il vecchio recipiente blu con la scritta bianca) e di finire tutti rossi bruciati dal sole…non avevamo la crema solare come adesso, all’epoca! Mi è piaciuto molto condividere i miei ricordi con voi!

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , ,

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Rinascita di un villaggio

Questa è la traduzione della storia francese Renaissance d’un village 

di  Gaston Fayard, 87 anni

Vorrei parlare un po’ del mio villaggio. Nei piccoli villaggi si sente spesso la gente lamentarsi per la chiusura delle stazioni, e li capisco bene. Ma nel mio villaggio è molto tempo che ci sentiamo un po’ abbandonati dal resto del mondo. L’ultimo negozio ha chiuso alla fine degli anni ’90.  Notate che io ne sono responsabile come gli altri: sono partito a fare la mia via a Lione e sono tornato qui solo per la pensione. Tornando alla casa delle mia famiglia, mi sono reso conto che più della metà delle case erano ormai chiuse e nessuno se ne era mai lamentato, i sindaci non più degli abitanti.Non hanno reagito nemmeno quando è stata costruita una strada regionale a qualche chilometro da qui, ignorando completamente la nostra area. Non si può certo dire che è stato fatto qualcosa per far tornare la gente al villaggio. Quello che mi piace, sono questi inglesi. Pensate che hanno comprato molte case qui e alcuni, dei pensionati ma anche delle coppie non ancora in pensione, vengono qui a trascorrere quattro o cinque mesi e più, sono della gente affascinante, molto posata.  Ce ne sono due che hanno completamente ricostruito un fienile e io così mi son messo ad imparare l’inglese. 

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , ,

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Il villaggio sommerso

Questa è la traduzione della storia francese Un village englouti 

scritta da Pierre Castaings, 83 anni

Mi piacerebbe dire ai giovani (e ai meno giovani) che questo tema dello sviluppo sostenibile, che va tanto di moda oggi, bisogna prenderlo veramente sul serio.  Nella mia famiglia, mio padre e i miei zii, io e i miei bambini, insomma tutti quanti, amiamo i Pirenei, da entrambi i versanti. Alla mia età, certo faccio meno escursioni di prima (ma ne faccio ancora di brevi, sennò i miei nipotini non mi lasciano vivere).  Ho visto come hanno costruito le grandi dighe a nord di Aragon, inghiottendo talvolta interi villaggi e vallate.  La scorsa primavera, per il mio compleanno, abbiamo fatto una gita di famiglia a Jaca e abbiamo approfittato per andare a vedere una di queste costruzioni.  Era vuota  per tre quarti  (e sono generoso) e si poteva persino vedere la chiesa scomparsa, non solo il campanile, ma tutta la chiesa, la porta d’entrata, il pavimento davanti, tutto secco, si poteva persino entrarci dentro. Si tende troppo a dire che la siccità, i problemi d’acqua, riguardano l’Africa e non noi. Andate a fare un giro laggiù. Read the rest of this entry »

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , ,

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Virginie, 18 anni

Questa è la traduzione della storia francese  Virginie avait 18 ans

scritta da  Marie-Thérèse Lassabatere

Nel 1938, lei aveva 18 anni. Pierre anche. Quel pomeriggio, giorno di mercato, Pierre si recò a Olorn in bicicletta, come facevano di solito i suoi genitori. Ma subito le due ruote fecero i capricci e lui dovette fermarsi da un meccanico. Costui, esaminando con aria grave la situazione, annunciò:  “Ci vorranno almeno tre ore, non meno”.Pierre, rassegnato, stava per uscire quando ecco entrare lei…con la sua bicicletta… naturalmente in panne.  Stesso esame, stesso verdetto del meccanico: “non meno di tre ore”. Per il più fortuito dei casi, i nostri due giovani rimasti senza nessun mezzo di locomozione e senza nulla da fare, decisero di fare conoscenza davanti ad una tazza un caffè. Ma la storia non finì così. Virginie era così carina e gentile, Pierre così affascinante! Si ritrovano ogni venerdì pomeriggio al mercato. Read the rest of this entry »

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , , , ,

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L’inizio della televisione belga

Questa è la traduzione della storia belga Les débuts de la télévision belge /1

scritta da Maurice Broekaert & Jules Collier,  due anziani che hanno fatto parte delle prima équipe tecnica della Radio Televisione Belga

In Belgio l’inizio della televisione da parte dell’Istituto Nazionale di Radiodiffusione (INR-NIR), non è da primato europeo, poiché la televisione esisteva già ufficialmente con 819 linee in Francia, con 625 linee nei Paesi Bassi, con 405 linee nel Regno Unito dal 1936 e in Germania già dal marzo 1935. Con le loro modeste trasmissioni di due ore al giorno, le stazioni televisive facevano pensare piuttosto a piccolo club amatoriale, che alla rete di telecomunicazione che sono divenute in seguito.La prima équipe televisiva belga, aveva il fuoco sacro, questo è innegabile. Ciò che era più esaltante era il fatto di essere a confronto con la realtà e sapere che al momento in cui si trasformava questa realtà in immagini nello studio, istantaneamente delle persone, certamente privilegiate, potevano vederle a casa. La prima équipe di produzione  era composta da volontari provenienti dal mondo della radiodiffusione e del teatro, selezionati in seguito ad un breve corso di formazione e ad un esame teoricoMa questi primi eletti erano tutti animati dall’entusiasmo tipico dei pionieri, erano convinti di essere stati chiamati a vivere un evento unico, un’occasione senza precedenti, di partecipare ad una grande avventura. Il mestiere doveva essere appreso sul campo, non esistevano ancora scuole di televisione in Belgio. Bisognava dunque ancora scoprire tutto nell’ambito dell’inquadratura, dell’illuminazione, del montaggio, senza dimenticare le tecniche della video frequenza e dell’alta frequenza specifiche della televisione. Le difficoltà che si incontravano erano le più diverse, spesso inaspettate e le attività dovevano necessariamente essere polivalenti. Memorabile era lo spirito di gruppo tra tutti i membri dell’equipe, che contribuivano in modo diverso al nuovo mezzo di comunicazione. Il lavoro di gruppo era eccellente: produrre una trasmissione era il risultato di un lavoro collettivo, la sintesi dell’esperienza, dell’iniziativa e della cura dei dettagli da parte di tutti. La televisione non è opera di un singolo, ma di un piccolo mondo, che resta spesso anonimo. Vi basti leggere i titoli di coda di un programma e pensare che mostrano solo una piccola parte dei partecipanti. Un giornalista, male informato e tracotante, scrisse un giorno  « quando metteremo finalmente il nome della donna delle pulizie nei titoli di coda ? ».  Read the rest of this entry »

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , ,

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Nel bosco

Questa è la traduzione della storia belga Dans le bois 

di  Jean-Pierre, nato nel 1941

Sono nato nel 1941 in un piccolo villaggio chiamato Ax-les-Thermes, vicino a Tolosa. La nostra famiglia, di origine ebrea, vi si era nascosta. Per potermi nutrire, mia madre che era sarta, faceva dei vestiti, delle giacche per gli abitanti del villaggio e noi eravamo pagati con degli alimenti per nutrire il bambino e i miei genitori. Ma delle volte, in seguito agli allarmi, dovevamo nasconderci nel bosco, dove vivevano i lupi. Siamo fortunati, ad essere scampati, malgrado le cattive condizioni atmosferiche. Alla fine delle guerra (negli anni ’45) siamo partiti per andare a vivere a Parigi dove abbiamo  abitato per molti anni. Ho fatto parte della scuola in Francia. In seguito siamo venuti a vivere in Belgio, da mia nonna da parte di madre. Mi sono sposato e ho due figli e nove nipotini.  

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , ,

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Sindacalismo: perché sono diventato sindacalista

Questa è la traduzione della storia belga Syndicalisme : ce qui m’a poussé à m’engager comme syndicaliste 

di  Jean-Paul

Quando lavoravo alla Philips, non lavoravo alla gestione delle risorse umane, ma alla gestione del “parco umano”. In quanto assistente sociale, ho cominciato presto a farmi delle domande. Ho lavorato anche al servizio personale di una fabbrica militare che produceva radar aerei per la NATO.Il mio compito era annotare i nomi dei lavoratori che andavano in Yugoslavia e quando ricevevo le cartoline sapevo che in settembre sarebbero stati licenziati.  Mettevo da parte quelli che erano partiti per la Yugoslavia e un signore che lavorava per il governo (uno dei servizi segreti – “difesa e sicurezza”) veniva ad ispezionare le cartoline. Nessuno ne era al corrente nella fabbrica, c’erano solo 8 persone della gestione personale su 15000 lavoratori che sapevano che quest’uomo era dei servizi segreti del governo.Il fondo per le malattie professionali doveva indennizzare le persone che erano affette da una malattia professionale, quale ad esempio il saturnismo (avvelenamento da piombo). Tutte le ragazze che lavoravano alla catena erano sottoposte ad esami del sangue ogni 6 settimane. Tra i risultati degli esami del sangue che erano positivi, io dovevo sceglierne 3 o 4 su 20, i casi dichiarati (perché era impossibile altrimenti in una fabbrica di piombo) mentre gli altri 17 venivano licenziati senza tanto clamore, senza dir loro nulla che erano malate.  Read the rest of this entry »

November 6th, 2009 Francesca M., Tags: , , , , ,

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Il regalo di vivere

Mia madre mi raccontava spesso questo episodio ed ogni volta le si riempivano gli occhi di lacrime. Ora io lo racconto a voi. Era il 1944, anno nel quale sono nata. La mia famiglia era sfollata a Castiglione dei Pepoli, nella parte della provincia bolognese che si distende sugli Appennini tosco-emiliani. La città, fra ritirata dei tedeschi e arrivo degli alleati, era diventata infatti troppo pericolosa. All’epoca, mia madre che aveva già una bambina, era incinta di me. Così proprio su quelle montagne, dopo poco nacqui io.

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October 12th, 2009 mariateresa, Tags: , , , , ,

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Dalla finestra

 Storia raccontata da A.G, 61 anni, Bologna.                                                                                                                                            Io di lavoro ho sempre fatto la sarta, e ho spesso lavorato in casa, perciò molti eventi storici non li ho vissuti in prima persona ma li ho sentiti dalla radio o dalla televisione o dalla finestra. Come  il rapimento di Moro. Ero alla finestra e la vicina di casa si è affacciata e mi ha urlato: Andreina hai sentito che hanno rapito Moro? allora sono corsa ad accendere la tv. Anche della strage di Bologna (1980) ho saputo prima dalla finestra: sentimmo un gran busso e abbiamo sentito che era stata una bomba alla stazione. Eravamo molto in pensiero mia madre ed io, perché nostro nipote Franco, che allora aveva vent’anni, doveva essere proprio da quelle parti in quel momento. Ma per fortuna non gli è accaduto nulla.  Così anche molti altri eventi importanti della città li ho appresi dalla finestra, come quando la squadra di calcio o quella di pallacanastro del Bologna hanno vinto con tutta la confusione per la strada. Una volta la vita era molto diversa da oggi: si andava a lavorare a piedi, abitavamo in casette popolari dove non chiudevamo mai la porta d’ingresso, non avevamo il bagno in casa…una volta che andavo a lavorare da una sarta in una bottega, le dissi che non avevo il bagno lei mi rispose: eppure sei sempre così pulita! Mi ricordo che io e le mie 3 sorelle facevamo il bagno assieme nel catino e la sera di natale o della befana mi padre o i vicini venivamo a bussare e gridavamo Sono la befana: son venuta a sentire come siete….

August 25th, 2009 Francesca M., Tags: , ,

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